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vendredi 3 janvier 2014

Dov é finita l'Europa sociale? Nell'UE lecito espellere cittadini di un altro Paese dell'Unione Europea




Silvia Guerra, attrice e musicista , vive e lavora da tre anni come artista da precaria in Belgio
con il figlio di otto anni, che frequenta regolarmente la scuola elementare a Bruxelles, ma ha ricevuto, a fine dicembre un decreto di espulsione da parte dell "Office des Etrangers", dipendente dalla ministra Maggie De Block.



 La motivazione dell'espulsione é che, in base ad alcune delle clausole di salvaguardia previste dalla direttiva CE 2004/38, (relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di libera circolazione e libero soggiorno negli Stati Membri; clausole di salvaguardia volte ad evitare lo shopping trasfrontaliero dell'assistenza sociale) , la persona in questione, pur esercitando un lavoro,  "costituirebbe un onere ecccessivo per il sistema di sicurezza sociale belga" e "non disporrebbe di un reddito minimo necessario al proprio sostentamento", in base al fatto che Silvia Guerra é assunta come artista  da una compagnia di giocolieri, con un contratto parzialmente sovvenzionato dallo stato.

La ministra De Block, esponente di punta del partito liberale fiammingo Open VLD, votata donna dell'anno nel 2013  dai lettori del quotidiano francofono, La Libre Belgique, si é fatta una fama di "inflessibile" riguardo ai richiedenti asilo in Belgio e proprio a causa di cio' ha visto accrescere la propria popolarità, tant'é che si parla di lei come possibile prossimo primo ministro del Belgio.

Tuttavia l' inflessibilità della Da Blok la ha anche portata a fare scelte precipitose e sbagliate, come quella  relativa al giovane afgano Aref, richiedente di asilo polititco, in quanto già seviziato dai talebani, che appena rimpatriato in Afghanistan fu da loro ucciso (vedi post http://italianoestero.blogspot.be/2013/10/si-chiamava-aref-ucciso-in-afghanistan.html).



L'espulsione di Silvia Guerra non é un caso isolato in Belgio, in quanto sarebbero già circa 1200 le espulsioni nei confronti di cittadini di altri Paesi dell'UE, in Belgio da meno di 5 anni,  incapaci di sostentarsi da sé, perché rappresentanti un carico eccessivo per l'assistenza sociale nazionale o alla ricerca infruttuosa di un lavoro.

Infatti, secondo un'altra clausola di salvaguardia della Direttiva CE 2004/38, i cittadini UE che non hanno lavoro e risiedono in uno Stato membro diverso da quello di origine devono: dimostrare di essere alla ricerca di un posto di lavoro e dimostrare di avere buone possibilità di trovarlo. In caso contrario possono essere invitati a lasciare il Paese UE ospitante.
Anche nel Regno Unito da questo gennaio, il governo ha dato un giro di vite riguardo ai cittadini comunitari senza lavoro: non potranno fare richiesta per un sussidio di disoccupazione prima di tre mesi di inoccupazione ed il sussidio non potrà superare una durata di sei mesi, salvo non si profili una reale possibilità di trovare un impiego.
Si constata quindi che, sotto il duplice effetto della crisi che fa restringere i bilanci statali, soprattutto in campo sociale, e del progedire delle destre e dei movimenti antieuropei,  l'aria che tira in Europa , nei confronti degli stranieri, anche se cittadini di uno dei 28 Paesi dell'Unione Europea, che non sappianno provvedere al proprio sostentamento, perché alla ricerca infruttuosa di un lavoro o viventi coi sussidi statali, é che vengono invitati, sempre più spesso con decreti di espulsione, a lasciar il Paese UE che gli ospita...



Essendo l'assistenza sociale una competenza statale ed in vigore prima dell'introduzione della libera circolazione nell'UE, rispetto al diritto UE di libera circolazione e stabilimento prevale la sovranità statale di escludere da questa assistenza cittadini degli Stati dell'UE che possano gravare eccessivamente sulle finanze dello Stato UE ospitante.

Queste contestate e penose espulsioni di cittadini comunitari in ricerca trasfrontaliera di un futuro migliore non sono altro che un'ulteriore conferma di come l'Europa monetaria e mercantile prevalga nettamente riguardo all'Europa sociale e dei cittadini.

L'augurio é che il prossimo Parlamento Europeo e la prossima Commissione, che vedranno la luce in primavera, spingano per una maggiore integrazione nel campo dell'Europa sociale e dei diritti dei cittadini e non prevalgano i temuti riflessi nazionalistici, portati avanti da partiti di estrema destra o anti-europei.