mardi 30 décembre 2025

Petizione al Presidente Mattarella affinché non firmi l'indegna "riforma" della Corte dei Conti fatta approvare dal governo Meloni https://c.org/BwxLdbw47f


 Dopo l'abolizione dell'abuso di ufficio con la Legge Nordio 11/2024, che ha effetti retroattivi, revocando le condanne passate in giudicato, il governo Meloni ha compiuto un altro traguardo nel "libera tutti " per i funzionari disonesti nella Pubblica amministrazione!

E' stata vota questo 29 dicembre, (che casualità proprio tra Natale e Capodanno!) dal Senato, la "riforma" del funzionamento della Corte dei conti.

Tale "riforma" inficia innanzitutto il principio costituzionale dell'articolo 28, secondo il quale "i funzionari ed i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali,civili ed amministrative,degli atti compiuti in violazione di di diritti."

Successivamente la modifica al "controllo concomitante" della Corte dei Conte ne indebolisce il ruolo, in quanto rende questo controllo non più automatico, ma attivabile soltanto su richiesta del Governo o dal Parlamento, organismi che dovrebbero pure essere soggetti al controllo della Corte.

Con l'introduzione del silenzio-assenso di 30 giorni atti dannosi o impropri potrebbero passare inosservati o non essere fermati in tempo utile.

La "perla" della riforma del funzionamento della Corte sta nella modifica del rimborso del danno erariale.

Infatti viene minato il sistema di rispensabilità vigente finora, permettendo che i funzionari pubblici disonesti siano obbligati a rimborsare soltanto il 30% del danno erariale causato per colpa grave, lasciando a noi cittadini l'onere del restante 70% di denaro pubblico sperperato!

Come ben dice la politologa e professoressa alla Columbia University di New York, Nadia Urbinati nell'articolo di fondo odierno su "Domani", a proposito di questa infausta "riforma" della Corte dei Conti: "una deforma che il Presidente della Repubblica dovrebbe non firmare...E' ora di dire basta! Basta ad un governo che crea scudi per la propria impunità! Basta ad un governo che detesta la Costituzione  e vuole cambiare nei suoi punti nevralgici: le magistrature, il sistema di giustizia nel suo complesso...E' ora di dire basta! Ci si mobilita per nobili cause morali. Questa é la causa nobile della nostra dignità di persone e di cittadini. Non si dovrebbe acconsentire a questo scempio"

E' cruciale quindi che il Presidente Mattarella, in quanto garante della Costituzione, neghi la firma a questa "riforma" per proteggere il nostro sistema legale e la nostra democrazia.

Invito ogni cittadino preoccupato per le sorti del nostro Paese ad unirsi a me nel chiedere al Presidente di rifiutare la sua approvazione e proteggere l'integrità della Nostra Costituzione.

Cortesemente firma questa petizione per esprimere il tuo disaccordo contro questa riforma incostituzionale e per garantire che i funzionari pubblici siano sempre tenuti a rispondere del loro operato.

https://c.org/BwxLdbw47f




mercredi 1 novembre 2023

Ottima accoglienza al libro fotografico "Memorie di Sicilia, cartoline e fotografie fine Ottocento, inizio Novecento"

 Quanta vita e quante storie raccontate e racchiuse nel volume “Memorie di Sicilia, Cartoline e fotografie tra fine Ottocento ed inizio Novecento”, di Giuseppe Fiamingo, edito da Youcanprint, scritto in tre lingue e presentato in anteprima mondiale a Taormina. Scatti scelti con certosina attenzione dallo scrigno di un collezionista catanese di nascita, ma che vive tra Bruxelles e Taormina.

“A un certo punto della mia vita ho deciso di condividere con il pubblico la mia sterminata collezione di fotografie e cartoline antiche. Mi svegliavo all’alba per andare nei mercatini ad acquistarle. Non sono uno scrittore, ma un semplice collezionista, tuttavia questo non mi esime dal corredare di notizie storiche e documentazioni per quanto possibile precise il contenuto del volume. Si tratta per me di un libro ricordo e potrebbe anche essere un libro regalo per amici e conoscenti costretti a vivere lontano dalla Sicilia per svariati motivi. Ho voluto dedicarlo a mia moglie Isabelle, belga e ai miei figli Mathilde e Luca e scriverlo in tre lingue (italiano, francese e inglese) per dare possibilità a tutti e non solo agli italiani di godere delle storie attraverso le foto e le cartoline pubblicate. Taormina è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo”.

Vi sono racchiuse memorie di una Sicilia perduta e dei suoi personaggi, tra fine Ottocento ed inizio Novecento, attraverso l’occhio di eccelsi fotografi ed editori, i quali sviluppano un nuovo media: la cartolina illustrata. Un viaggio nel tempo che racconta la vita di contadini, pastori, pescatori, minatori, ragazze e bambini, spesso scalzi, nella faticosa e ripetitiva raccolta dell’acqua potabile nella “quartara” di creta. Racconti fotografici spalmati in ben quattordici sezioni, svelando anche qualche trucco utilizzato dai grandi fotografi dell’epoca. Ad esempio lo stesso soggetto, un gruppo su un carretto siciliano, viene utilizzato, con un artificiò simile ad un tentativo di photoshop ante litteram, indicando due luoghi diversi: in una lo sfondo di Monte Pellegrino di Palermo e nell’altra gli archi della Marina di Catania. O ancora, un bellissimo bambino in costume viene spacciato per una “ragazza siciliana”. E poi ci sono le storie dei venditori di latte che con la capretta passavano di casa in casa, mungendo il latte direttamente nei contenitori degli acquirenti.
Nello stereotipo della rappresentazione della Sicilia il famoso carretto siciliano viene rappresentato sempre dalla presenza del cavallo da tiro, in realtà i carretti venivano trainati da una pariglia di buoi è questo è documentato in diverse cartoline e foto d’epoca.
Viene svelato anche, nella sezione dedicata ai pescatori, che a Taormina, nonostante fosse presente Via dei pescatori, nessun pescatore vi abitava. E ancora, stupende la sezioni dedicate agli antichi mestieri, ai pescatori e ai costumi, sullo sfondo della magica Isola bella e della “baia degli dei” di Naxos. Quest’ultima viene ritratta, rannicchiata sotto l’Etna innevata e fumante o incorniciata dalle rovine del Teatro Antico di Taormina, da schiere di pittori europei, venuti al seguito di scrittori e studiosi alla ricerca di antichità e meraviglie naturali. E queste immagini e descrizioni, che faranno il giro del mondo, contribuiranno alla formazione del mito moderno di questo territorio come idilliaca meta di viaggio, esotica arcadia dall’eterna primavera dove l’armonia dell’antichità classica si unisce alla natura selvaggia del vulcano e le rive sabbiose di Naxos, circondate da giardini di limoni e aranci fioriti di zagara, contrastano in maniera surreale con le nevi dell’Etna.
Goethe, a cui si deve in gran parte la prima diffusione di questo mito, nel suo Viaggio in Italia (il libro che accompagnò i viaggiatori del Gran Tour venuti in questi luoghi dopo di lui) osservando il panorama dal teatro antico di Taormina nel 1787 aveva scritto:
“Chi si collochi nel punto più alto, occupato un tempo dagli spettatori, non può fare a meno di confessare che forse mai il pubblico di un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile. Ritornato sulla costa così continua: La chiarità del cielo, il soffio del mare, i vapori che sembrano dissolvere monti, mare e cielo in un solo elemento […], e mentre in quel bel giardino pubblico erravo tra le siepi d’oleandri in fiore, tra il fogliame degli aranci e dei limoni carichi di frutti, mentre indugiavo in mezzo ad altri alberi e cespugli sconosciuti, mi sentii pervaso con somma delizia da quell’influsso esotico”.

Mario Pafumi

dimanche 9 juillet 2023

Pubblicato da Youcanprint il mio libro: Memorie di Sicilia. Cartoline e fotografie tra fine Ottocento e inizio Novecento

 Buongiorno a tutt(e/i)

E' stata una faticaccia, ma alla fine ho dato alle stampe , con l'editore YouCanPrint, il mio libro fotografico trilingue (IT/FR/EN) di cartoline e fotografie di "Genti Siciliane", immortalate fine Ottocento, inizio Novecento.


Si tratta di un libro gradevole da sfogliare, grazie all'impaginazione ed al taglio moderno, curato da specialisti.

E' anche un libro che fa un excursus storico sull'economia isolana e spiega perché molte attività in cui la Sicilia era leader (zolfo, agrumi , pesca del tonno...) siano periclitati per fattori diversi.

L'opera é suddivisa in quattordici sezioni, in cui le immagini sono raggruppate per tema, tra cui:           la raccolta e trasporto dell'acqua, il carretto siciliano, i pescatori, la raccolta del papiro, le filatrici, gli agrumi ed i loro derivati, i minatori, musica e danze, i ritratti ed il folklore...





Il libro ha anche un approccio scientifico, in quanto, le immagini sono state catalogate in un indice dei luoghi e nelle didascalie vengono indicati (se disponibili) la località, il nome del fotografo, l'epoca e la casa editrice.

Un regalo ideale per sé stessi ed i propri cari!



Ecco lo short del libro pubblicato.

Buona visione

https://www.youtube.com/shorts/bfRgzR8bV20



dimanche 12 décembre 2021

Una spintarella alla (carente ) valorizzazione degli splendidi siti italiani

 A chi non é mai capitato di vedere, in una di quelle riviste patinate, pubblicità di multinazionali del lusso , le quali scelgono di utilizzare come sfondo templi antichi o locations italiane, senza pero' degnarsi di dare alcuna comunicazione sul luogo in questione?






Quando invece le stesse multinazionali del lusso danno spazio a famos(*) modell(*) , quest(*) ottengono che il loro nome sia menzionato nella pagina della pubblicità, come qui sotto Beatrice Borromeo.



Una modesta proposta a costo zero per le finanze italiane ed ad elevato valore aggiunto per il nostro turismo:

perché il ministro del turismo e della cultura, che presiede ormai da decenni questa carica,  con una base giuridica adeguata (legge italiana), non stabilisce che, qualora in una pubblicità in cui figurino siti o location di città italiane, le ditte che finanziano questa pubblicità , siano obbligate a menzionare, sulla stessa pagina pubblicitaria, la location fotografata?

Nell'era del marketing globale e dei social media, questo potrebbe essere un ottimo contributo per promuovere le varie  locations italiane, che meritano molto di più in termini di valorizzazione turistica.

lundi 11 mai 2020

Vacanze...europee?

Il mercato comune europeo si basa sulle quattro libertà , una delle quali é la libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea.
Con l'avvento della Convenzione di Schenghen é  ormai prassi consolidata non dovere più mostrare i passaporti nei nostri spostamenti all'interno di quest'aerea.

Ma col dilagare della pandemia Covid 19 é saltato tutto...Schengen é stata sospesa e le frontere chiuse per impellenti motivi sanitari.


Adesso pero', che diversi Paesi dell'UE hanno iniziato il deconfinamento dei propri cittadini, e con l'appropinquarsi delle vacanze estive, si pone la questione dell'apertura delle frontiere interne all'Unione.

Già vi sono avvisaglie di accordi bilaterali per creare "corridoi turistici" all'interno dell'Unione tra Paesi, accordi che potrebbero costituire una "concorrenza sleale" rispetto ai Paesi esclusi.

Di conseguenza un'iniziativa di raccomandazione della Commssione UE, o meglio una decisione del Consiglio UE, nel campo dell'apertura delle frontiere post emergenza COVID appare più che mai opportuna.

Vista l'incidenza notevole del turismo nel PIL dei Paesi del bacino mediterraneo (vedasi i saldi netti relativi al PIL nel sottostante grafico della Banca d'Italia), il rilancio del turismo, soprattutto in questi Paesi, con misure che prevedano accurati controlli sanitari nei vettori  sia all'imbarco che all'arrivo, potrà essere di sicuro stimolo ad economie prostrate dalle conseguenze economiche della pandemia.



Sarebbe incomprensibile agli occhi dei cittadini europei -già scettici di fronte ad un' UE sempre più tecnocratica e scollegata dalle necessità economiche e sociali delle proprie popolazoni- che l'Unione europea, prima destinazione turistica mondiale, non riesca a definire un'apertura coordinata e sanitariamente sicura delle proprie frontiere interne al turismo.



lundi 20 août 2018

Il 14 Agosto 2018 non é solo crollato un ponte, si sono rivelate le crepe che minano un Paese

Lo confesso, dal momento del crollo del ponte Morandi, il 14 Agosto , non riesco più a seguire la timeline di Twitter senza avere un moto di disgusto .

Troppi ed  inutili commenti accesamente partigiani su: responsabilità del crollo, reponsabilità delle manutenzione, responsabilità concedente (Anas) , responsabilità concessionario (Autostrade per l'Italia, controllata al 100% da Atlantia, detenuta al 30,25% da Edizione Holding, gruppo Benetton), le tifoserie del PD,Lega e 5Stelle che si rinfacciano a vicenda i lavori della gronda non eseguiti, i contratti capestro con Autostrade per l'Italia ed anche i selfies ai funerali di stato.


Fermo restando che le responsabilità del crollo le stabilirà la magistratura (si spera senza attendere le calende greche o di incappare nella prescrizione) tre elementi appaiono  di preoccupante evidenza nel dramma del ponte Morandi:

1) Lo Stato (ANAS) nell'ambito della convenzione che lo lega alla concessionaria Autostrade per l'Italia, non ha proceduto a verificare che la manutenzione che spettava a codesta fosse realmente eseguita, altrimenti il crollo, (che non é stato un evento fortuito) non si sarebbe prodotto.

2) Lo stato (ANAS) ha svenduto la gestione di una grossa fetta della sua rete autostradale ad Atlantia, la quale macina  profitti da record coi pedaggi più cari d'Europa, pagando oneri di concessione molto bassi.
"Nel 2017, il gruppo Autostrade per l'Italia ha ottenuto ricavi per 3.94 miliardi di euro, di cui 3.59 miliardi dai pedaggi autostradali. Ebitda di 2.45 miliardi di euro, 1.91 miliardi di Ebit, 1.04 miliardi di utile. Ha versato ad Anas 465.05 milioni di euro di oneri concessori. Il valore dell'infrastruttura che ha ricevuto in concessione è stimato in 12.22 miliardi di euro." (fonte Wikipedia)

3) Nel caso in cui l'ANAS, come preannunciato dal premier Conte, volesse rescindere la convenzione che la lega contrattualmente ad Autostrade per l'Italia, é previsto, nel contratto capestro che l'Anas ha firmato (nella persona del suo allora presidente Pietro Ciucci),che anche in caso di inadempienza di Autostrade per l'italia, l'ANAS debba corrispondere tutti i ricavi  fino alla fine della concessione (2042). Si tratta quindi di una penale monstre, dai 15 ai 20 miliardi di euro!

Una simile clausola fa a pugni con qualsiasi principio giuridico di buona gestione della cosa pubblica nell'interesse della collettività ...ed é da chiedersi con quali "modalità" una società privata sia riucita ad imporre una tale norma ad una controparte statale, la quale dovrebbe essere contrattualmente molto più potente ed avere i meccanismi e controlli preventivi per evitare contratti in odore di corruzione.

Insomma, come in tutta la "Commedia dell'arte" , alla fine é sempre Pantalone che paga e tutto il Paese che piange i suoi poveri morti.

Bisognerà pero' ricordare che queste 43 vittime non lo sono a causa della fatalità , ma di una tragedia che ha al suo centro interessi economici miliardari per una singola società di diritto privato ed uno Stato con una classe politica ed un'amministrazione pubblica imbelli e prone a chi riesce ad accaparrarsene i favori.


La corruzione che incacrenisce l'Italia alle radici comporta costi economici , sociali ed umani non più sopportabili.


samedi 30 juin 2018

Il Consiglio europeo sui migranti, il catenaccio dei populisti e l'isolamento dell'Italia

L'amara realtà dietro le conclusioni del Consiglio europeo di Bruxelles del 28 giugno sui migranti, é che in questa Europa sono ormai i governi xenofobi e populisti che dettano la linea.

Infatti, anche governi progressisti o moderati come Spagna, Portogallo e Francia, per paura di vedere progredire i populisti di casa propria, che (nonostante il calo dell'onda migratoria dal 2015) hanno fatto della lotta ai migranti il proprio vessillo politico, si sono piegati al diktat dei paesi di Visegrad  (Polonia, Republica Ceca , Repubblica Slovacca ed Ungheria)  e del nuovo cancelliere austriaco, Kurz.
La stessa Merkel, che si era resa protagonista in passato nell'aprire le frontiere ai profughi siriani,  ha dovuto fare marcia indietro, dovendo assolutamente portare a casa (nei confronti dell'alleato CSU) un giro di vite sui migranti economici e sui movimenti secondari all'interno dell'Unione.

Le conclusioni del Consiglio Europeo del 28 giugno sulle migrazioni hanno una chiara dimensione esterna, con l'apposizione di catenacci  alle frontiere esterne dell'Unione, delegando il lavoro sporco della chiusura delle rotte via mare o attraverso le vie terrestri a regimi che sicuramente non rispettano i diritti umani (come Libia e Turchia), nonché attraverso la creazione di "piattaforme regionali di sbarco" in cui si delega a paesi terzi (dandosi la buona coscienza di associarvi la cooperazione dell' Alto commissariato ai rifugiati e l'Organismo Internazionale per i migranti)  il compito di fare una selezione tra i migranti economici  rifugiati.
Inoltre, al fine di diminuire il fenomeno migratorio, é previsto un finanziamento ed un partenariato crescente con l'Africa.
Riguardo al Mediterraneo centrale vi é un wishful thinking dell'UE a "tenersi a fianco dell'Italia "(ma senza il sostegno finanziario accordato alla Spagna nel Mediterraneo occidentale!), con un sostegno alla (tristemente famosa) Guardia costiera libica, anche attraverso un imperioso  richiamo alle ONG a non ostacolare le operazioni di quest'ultima.
La sensazione é che queste decisioni porteranno a più morti nel Mediterraneo o sulle vie dei Balcani, ma i capi di Stato e di governo non sembrano preoccuparsene...



Invece quando si passa alle misure da applicare in  seno all'UE, il testo passa al condizionale, con la possibile presa in carico , su base di sforzi condivisi, delle persone soccorse, comunque riuscite a raggiungere l'UE, verso "centri di controllo" per la selezione tra migranti e rifugiati , stabiliti su base volontaria, ma sotto la responsabilità dell'UE (e quindi probabilmente tolti alla giurisdizione degli Stati Membri).
Viene sottolineato che a questo titolo le misure di rilocalizzazione e di reinstallazione avverranno su base volontaria, quindi tramite accordi tra Stati Membri (a differenza del principio di obbligatorietà proposto nel 2015 dalla Commissione sull'agenda europea della migrazione http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-15-5597_it.htm ) lasciando impregiudicato il principio di Dublino (tanto contestato dalle autorità italiane, ma da queste approvato nel corso dei governi che si sono succeduti dall'Andreotti VI) secondo il quale il Paese di prima accoglienza é responsabile per l'accoglienza e la registrazione dei migranti.

Riguardo alla modifica del Regolamento di Dublino, il Consiglio europeo stabilisce, contrariamente al principio giuridico del Regolamento, che questo dovrà essere modificato all'unanimità (il che vuol dire mai, visto le divergenze  riguardo tra gli Stati membri)



In conclusione, Conte sbandiera ai quattro venti la fake news che "l'Italia non é più sola " sulla questione dei migranti, mentre invece da un punto di vista fattuale vi é una notevole marcia indietro su ricollocazione e reinstallazione dei migranti, non più su base di quote obbligatorie, ma su una pura base volontaria (intese bilaterali tra Stati Membri, alle quali sembrerebbe che l'Italia non voglia aderire), lasciando inoltre intatto il principio del famigerato Regolamento di Dublino con l'Italia sempre in prima linea come responsabile per l'accoglienza e l'identificazione dei migranti e sempre più sotto scacco da parte degli altri partners se dà via libera ai movimenti secondari dei richiedenti di asilo.

Alla luce di tutto ciò' sarebbe stato più opportuno, sia da un punto di vista umanitario per migranti e rifugiati, che politicamente nell'interesse dell'Italia, che Conte avesse mantenuto la iniziale sbandierata minaccia del veto alle conclusioni del Consiglio Europeo.

 Nel suo caso hanno probabilmente giocato contro la scarsa conoscenza di un dossier complesso quale quello delle migrazioni e la sua inesperienza nei consessi internazionali.


jeudi 8 mars 2018

Cosa significa il crescente astensionismo alle elezioni?

Dal 1976 la partecipazione alle elezioni politiche italiane é in costante calo fino a scendere sotto il 79,3% alle ultime elezioni del 2018 https://it.wikipedia.org/wiki/Astensionismo_in_Italia#Repubblica_Italiana.

L'astensione alle elezioni é la traduzione concreta della sfiducia dei cittadini nella politica.




La casta politica italiana appare sempre più isolata nei propri privilegi e distaccata dalle proccupazioni del cittadino comune, che vorrebbe sfuggire alla disoccupazione, specie a quella giovanile, invece di dover essere costretto a cambiare Paese.

Fino all'imperversare della globalizzazione, l'aspettativa di migliorare la propria condizione economica da una generazione all'altra era un dato normale.

Adesso i cittadini italiani non vanno più a votare perché probabilmente sentono che la politica, piuttosto occupata a conservare i propri privilegi, non sarà comunque di aiuto per contrastare la globalizzazione e migliorare la situazione economica della popolazione.

Inoltre le tematiche portate avanti nella campagna elettorale, salvo quella del reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle,  non hanno  riflesso  le preoccupazioni economiche dell'elettorato, mentre quelle relative a immigrazione e  sicurezza sono state riprese dai principali schieramenti e quindi il cittadino si sarà trovato poco motivato a recarsi alle urne, non vedendo la differenza tra una proposta elettorale e l'altra.

Non ultimo probabile motivo di astensione alle attuali elezioni politiche é l'attuale ed assurdo sistema elettorale, che si sapeva in anticipo non avrebbe permesso di trovare una governabilità per il Paese e di qui la sfiducia dei cittadini che si sentono frustrati ed incapaci di influire col loro voto sul destino del Paese.

Appare più che urgente che la politica italiana si dia una scossa dal proprio interno, si interroghi e dia risposte ai segnali di sfiducia che le provengono costantemente ed in modo crescente dai cittadini, se non vogliano che presto alle elezioni politiche non sia più che metà dell'elettorato che decida delle sorti di un Paese.


jeudi 23 mars 2017

Perchè Dijsselbloem ha doppiamente ragione



In questi giorni fior fiore di politici europei del Sud Europa sbraitano contro il ministro delle finanze olandese e capo dell'Eurogruppo, reo di aver detto ad alta voce ciò che molti altri esponenti degli stati del rigore del bilancio avevano detto per anni a bassa voce, e cioè che negli Stati del "Club Med" si sprecano risorse in ...donne ed alcool.



Come non dare torto al ministro olandese se guardiamo a come sono stati utilizzati i fondi europei e quali i i controlli riguardo al loro utilizzo?

 Ad esempio in Grecia, dove molti agricoltori risultano intestatari di auto di extra lusso, o nel Mezzogiorno d'Italia, dove i fondi europei vengono distribuiti, con una logica puramente elettoralistica, a pioggia, alle bocciofile di paese, invece di puntare su infrastrutture decenti, di cui queste regioni avrebbero grandemente bisogno per il loro sviluppo economico?

Inoltre, dove erano questi politici sbraitanti , come Renzi ed il suo alter ego al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, quando vi era alla testa del nostro Paese un certo Berlusconi che effettivamente ha mortificato le istituzioni nazionali, locali ed europee, facendovi eleggere le sue favorite o altri pseudo intellettuali che invece delle parti basse,  gli avevano venduto il loro cervello, per ricambiarlo poi con voti di favore , come quello in cui il Parlamento italiano, a stragrande maggioranza stabilì  che Ruby rubacuori era effettivamente la nipote di Mubarak?



Quindi, invece di gridare alla lesa maestà, cari italiani, cari amici greci, facciamoci un esame di coscienza ed ammettiamo le nostre colpe , che sono già scritte nelle aule dei Tribunali e passeranno presto ai libri di storia.


Solo ammettendo le nostre colpe ed i nostri errori potremmo iniziare a riscattare queste terre, una volta culla dell'umanità e della cultura, ma oggi in preda ad i più vili mercimoni ed ostaggio della peggior criminalità.

dimanche 25 décembre 2016

Se


Se tu saprai passare da amante ad amante,
senza il tempo né la pena di capirli e conoscerli;
Se tu saprai soltanto prendere e pochissimo dare;
Se tu saprai chiudere le tue relazioni con un semplice click,
fuggendo e senza confrontarti con l’altro ,
con cui fino a ieri condividevi gioie e dolori, scoperte e delusioni;
Allora, figlio/figlia mio, sarai uno splendido, contemporaneo,
ma povero e triste esempio di anima vagante nell’era della tecnica

(Liberamente ispirato da If di Rudyard Kipling)

jeudi 24 novembre 2016

I mali d'Italia

Non sono né il fascismo, né il berlusconismo, né il leghismo, né il renzismo,
che hanno mietuto cosi' ampi consensi e continuano a dilagare,
i mali del nostro Paese.

I veri "malati" sono la stragrande maggioranza degli italiani, i quali, per comodità e per calcolo di convenienza hanno alimentato con cinismo il clientelismo, la corruzione, l'evasione fiscale..., credendo poi oppurtuno delegare la conduzione degli affari del Paese a queste pessime figure politiche, principalmente attente a perseguire i propri interessi, invece che,
nell'accezione alta della politica,
l'interesse generale del Paese.



Certe strade possono sembrare facili da percorrere,
ma non bisogna mai dimenticare che dopo la discesa arriva inevitabilmente una salita...


I risultati dell'Italia odierna sono sotto gli occhi di chi voglia darsi la pena di esaminare e magari di confrontare con gli altri paesei europei:

Un paese da cui i giovani che possono scappano , perché hanno capito che non avranno mai un lavoro decente, talmente il Paese é pervaso dal nepotismo e dal clientelismo.

Un Paese in cui le giovani hanno come modello di riuscita le berlusconiane "cene eleganti", e gli "intellettuali" la prostituzione del loro cervello ed il servilismo al potente di turno.



Un Paese in cui le poche voci libere dei giornalisti non allineati sono pesantemente attaccate, derise, minacciate di morte e costrette a nascondersi come Saviano, o magari uccise, come é accaduto già troppe volte e penso a Giancarlo Siani a Pippo Fava a Franco Alfano o a Mario Francese.

Un Paese in cui chi evade il fisco é portato come esempio di furbizia, invece di essere emarginato socialmente.

Un paese in cui un politico , come il governatore della Campania, De Luca, che viene tacciato di mafioso dalla presidente della Commissione Antimafia, Rosi Bindi, per tutta risposta, le augura di essere uccisa...

No, non é un Belpaese quello che é afflitto da questi mali!

Per guarirne sarebbe necessario molta sana autocritica, una scuola pubblica di qualità che sproni alla critica ed al confronto ed una RAI che renda un vero servizio pubblico e di qualità , abbandonando l'attuale caciara televisiva...

dimanche 28 août 2016

Adieu Taormina, ben trovata Montalbano!



Gli ecomostri di Taormina e Castelmola  ti appaiono sulla sella e sul cucozzolo del Monte Tauro, sotto la forma di enormi scatoloni di scarpe, mentre sull'autostrada da Catania, percorri il ponte sopra l'Alcantara.

Ultimamente c'é un nuovo arrivato: il mastodontico complesso residenziale, completo di rampa carrabile in cemento armato, sorto, per chissà quale "miracolo" di centuplicazione della cubatura,  al posto di quella che era una modesta pensione, la Minerva.

                   

Insomma, a Taormina la speculazione, soprattutto edilizia, la fa da padrona, e non da ieri, ed i risultati sono purtroppo sotto gli occhi di tutti...

Di quello che era un suggestivo villaggio di pescatori e contadini, abbarbicato sulla collina a strapiombo sul mare, per proteggersi dalle invasioni barbaresche ed immortalato nelle famose fotografie del primo novecento di Trupi, Garufi e del solforoso barone Von Gloeden, non é rimasto quasi niente. 
Di pittoresco é rimasto il Corso Umberto ed i suoi vicoli perpendicolari, tutti a scale.
Corso pero' in cui i bei palazzi in stile gotico-catalano sono eclissati dalle vetrine delle boutique di  lusso, e da cui stanno sfrattando l'ultima libreria della città, la Bucolo, gestita da due imprenditrici, tra cui la vulcanica Antonella Ferrara, ideatrice del Tabouk Festival. 
Quel Corso Umberto che poi, tra luglio ed agosto si trasforma in una fiumana di variopinta umanità , in mezzo alla quale é persino difficoltoso incedere.

A partire dagli anni settanta, a  Taormina e Castelmola, gli speculatori, coll'incredibile beneplacito delle autorità locali, sono invece riusciti ad abbarbicare alla collina spropositati complessi residenziali, sfidando sinanco le leggi di gravità.

Mario Bolognari, prima che fosse eletto sindaco di Taormina, nella prefazione del 1992 al bellissimo libro di Toto Roccuzzo Taormina, l'isola nel cielo ne parla sconsolato in questo modo: "Poi venne il tempo del turismo d'estate...Il mare si trasformo' lentamente in fogna, il silenzio in fracasso, il fabbro in appaltatore, gli amanti in nemici" . Ed ancora a proposito dei taorminesi: "...questi fantasmi viventi che avevano costruito e stanno distruggendo quel luogo".

Insomma, viene da chiedersi se vi sia mai stata per Taormina una riflessione da parte delle preposte autorità, politiche e tecniche, su un modello di sviluppo sostenibile, sia urbanistico che turistico, per quella che fu perla del Mediterraneo, una delle mete del Grand Tour nell'Ottocento, ma che oggi ci appare come una località turistica deturpata dalla pressione antropica, mèta, anche a causa dell'esosità dei prezzi praticati, di un turismo giornaliero, mordi e fuggi, che niente lascia, se non il degrado sul territorio e sulla baia.

Se poi una sera d'estate, hai la fortuna di aver un biglietto per un concerto nel suggestivo scenario del Teatro greco di Taormina, dopo lunga attesa per assicurarti un posto negli esosissimi parcheggi di Porta Catania o Lumbi,  ti capiterà sicuramente, nonostante i divieti di riprese e foto (puntualmente accolti da risate corali...), di essere disturbato dalla raffica di flash dello pseudo fotoamatore che ti sta dietro o dalle chiacchere dei vicini che si devono raccontare, proprio in questa occasione,  gli ultimi avvenimenti...
Ed a niente varranno le tue garbate proteste...i maleducati sono qui ormai degli habitués, pervicaci ed a legioni.

Eppure in Sicilia un altro turismo, rispettoso dell'ambiente, delle tradizioni e della cultura é possibile!

Prova ne é l'esempio del ridente borgo nei Nebrodi, Montalbano Elicona.

Qui ritrovi un villaggio in cui si avverte il coinvolgimento dei cittadini a mantenerlo autentico,  pulito ed ordinato e persino a garaggiare tra loro riguardo ai balconi o ai cortili fioriti.

Montalbano Elicona fa parte dei "borghi più belli d'Italia " e nel 2015 é stato proclamato Borgo dei borghi italiani , entrando nell'esclusivo circolo dei 90 più bei borghi medievali italiani.

Dall'ottenimento di questo riconoscimento, Montalbano ha iniziato ad attrarre un turismo sostenibile, che apprezza le qualità di un ambiente e di una cultura preservate.

A Montalbano la principale attrazione é l'imponente castello del XII secolo, dimora regia nel periodo aragonese, perfettamente conservato, ma quella che ti affascina é l'atmosfera, di calma serenità.



Nei dintorni di Montalbano puoi passeggiare nei verdissimi ed ombrosi Nebrodi, tra i Menhir della Stonhege siciliana, nell'Altipiano dell'Argimusco o alla ricerca delle numerose Tholos, antichi ricoveri in pietra per i pastori.





Peccato che molte delle vette in questa zona siano infestate da impianti eolici che ne deturpano il paesaggio e rompono l'incantesimo del silenzio. 

Per tutelare la qualità del paesaggio e dell'ambiente in Sicilia, senza abdicare minimamente alla produzione di energia eolica, sarebbe opportuno confinare i parchi eolici in "off shore", a 10 chilometri dalla costa, dove non le vedi né le senti, come nei saggi Paesi del Nord Europa, gelosi e protettivi del loro ambiente naturale.
Ma forse questo sarebbe chiedere troppo ai politici ed amministratori isolani... 
















dimanche 13 décembre 2015

La retorica delle crociate contro l'Islam e la facile risposta autoritaria a detrimento delle libertà civili!






Dopo le stragi del Bataclan e delle terrazze parigine, gli appelli alla "guerra santa" riecheggiano minacciosamente in Francia ed in Europa, spinte da un populismo crescente.

Questi appelli alla crociata contro l'islamismo radicale sono adesso sulla bocca di politici bramosi di sollevare i loro miseri consensi , come quella macchietta chiamata Hollande o quel fallimentare ministro dell'interno Cazeneuve, che non ha saputo prevenire né l'annunciata strage alla redazione di Charlie Hebdo, né quelle del 13 novembre scorso.



Queste reazioni ci sembrano un bruttissimo film, già visto.

L'appello alla "guerra santa" contro l'islamismo, ci ricorda quell'appello di Bush contro l' "impero del male", a seguito del terribile smacco statunitense dell'abbattimento delle torri gemelle nel 2001, che ha portato invece a cosi' tante "vittime collaterali", (eufemisticamente chiamate dagli spin doctors le decine di migliaia di civili uccisi nei "bombardamenti chirurgici" in Afghanistan ed Iraq, o morti per assenza di cure e medicine, di acque, cibo o baby food) ed all'aumento del risentimento nel Medio Oriente contro il Satana occidentale nonché allla radicalizzazione crescente di masse ormai senza speranza, infervorate da predicatori mediatici

Da persone razionali dobbiamo invece porci alcune legittime domande.

Perché mai migliaia di giovani, nati e vissuti in Europa, decidono di aderire all'islamismo più radicale e circa 2500 di loro partono a combattere una "guerra santa" in Siria e poi, se sopravvissuti, magari ritornano in patria e  rivolgono le armi o si fanno saltare in mezzo ad  inermi concittadini?

Come vincere la guerra contro Daech in Siria, Iraq ed anche in Libia?
Non certo aumentando la potenza di fuoco dei bombardamenti!
Sulla base dell'esperienza della guerra già combattuta in Iraq contro Daech, militarmente  sarebbero necessari centinaia di migliaia di truppe sul suolo per sconfiggere l'ISIS,ma nessuno degli stati occidentali e nemmeno di quelli arabi, vuole correre il rischio di vedere postato un video su Internet dell'esecuzione dei propri soldati da parte dei boia con la bandiera nera.

Le risposte devono partire prendendo atto da una serie di fallimenti, sia del nostro modello di società, che di diverse istituzioni e figure politiche.

Ha fallito l'integrazione dei figli della seconda o della terza generazione dell'immigrazione.
Giovani nati e cresciuti in Europa , ma che vivono in quartieri ghetto, dove chi vi nasce non ha quasi speranza di trovare un lavoro. Questi giovani disperati sono facili prede dei predicatori mediatici su Internet.

Ha fallito la scuola, come ambiente aggregativo e di preparazione alla vita in società .
Un'insegnate dell'ormai tristemente comune della regione di Bruxelles,  Molenbeek, aveva segnalato per iscritto alla direzione i propositi radicalizzati di uno dei giovani che avrebbe poi partecipato alle stragi di Parigi, ma le sue segnalazioni sono cadute nel vuoto di un'amministrazione impreparata ed indifferente...

Hanno fallito i servizi segreti europei (quasi tutti i killers dei massacri di Parigi erano conosciuti dai servizi segreti francesi, e "godevano" di una nota di segnalamento S) , servizi che non collaborano tra di loro per mancanza di reciproca fiducia!

Hanno completamente fallito gli Stati Uniti in Medio Oriente, con una politica diplomatica e di sostegno militare a fazioni che poi hanno inevitabilmente rivolto loro le armi contro; dai talibani (usati in un primo momento per sconfiggere l'esercito dell'URSS in Afghanistan) all'esercito iracheno, il cui armamento sofisticato fornito dagli USA é andato ad ingrossare gli arsenali dello Stato islamico.

Nenche la poltica di formazione degli istruttori statunitensi ha avuto risultati degni di nota: sono stati spesi milioni di dollari per formare combattenti in chiave anti Daech in numero appena sufficiente ad istituire un posto di blocco...

Ha fallito Barak Obama quando ha ingiunto ad Assad di non attraversare la "linea rossa" dell'uso delle armi chimiche e poi ha lasciato il tiranno siriano massacrare il proprio popolo...

Ha fallito l'Europa , al traino della Merkel, che si appoggia per contenere i rifugiati creati dal conflitto siriano, afgano ed iracheno, su biechi dittatori come Erdogan, che si impegnano a parole a lottare contro l'ISIS, ma che invece gestiscono traffici familiari col greggio di contrabbando proveniente dai pozzi occupati da Daech e ne approfittano per bombardare le posizioni degli independisti curdi, finora l'unico ammirevole baluardo all'espasione dell'ISIS.

Invece di ammettere e rimediare a questi fallimenti, cosa ci propongono gli "illuminati" politici alla testa delle nostre nazioni?
Piu' restrizioni alle nostre libertà civili (scavando nelle nostre vite, ad esempio quando prenoteremo un volo aereo interno o internazionale), meno privacy, più bombe e quindi più vittime innocenti in Medio Oriente

Su questa analisi sono in buona compagnia, perché anche Noam Chomsky fa la stessa diagnosi



Difficile quindi  rimediare adesso a tanti errori e tentennamenti, sovrapposti nel tempo.

E' certo pero' che non vinceremo gli orrori di Daech continuando coi "bombardamenti chirurgici" in Medio Oriente, facendo affari con regimi dispotici o corrotti come l'Arabia saudita, oppure in Europa col riflesso autoritario incentrato sulla sicurezza, tralasciando invece fondamentali azioni in campo sociale e scolastico, necessarie per prevenire la radicalizzazione dei soggetti più deboli.





dimanche 16 août 2015

La povera sedicenne Ilaria Boemi e gli applausi ai funerali

Abbiamo visto sui media gli amici e parenti applaudire al funerale delle sedicenne messinese, Ilaria Boemi, stroncata da una partita "cattiva" di exctasy (come se ci potesse essere mai una droga "buona") e morta da sola, abbandonata anche dai suoi compagni di sballo.

Al di là dell'opportunità e del buon gusto degli applausi ad un funerale, viene da domandarsi cosa stia a significare questa pratica, ormai generalizzata per i fatti di cronaca.

Soprattutto un appaluso  per una giovane vittima della proprie inesperienze e  della voglia di bruciare le tappe della vita, provando sensazioni forti, la quale non costituisce certo un esempio da seguire, come invece gli applausi starebbero a sottolineare.

Viene voglia di chiedersi dove stavano i genitori e gli amici che applaudivano al funerale, mentre Ilaria si spegneva, abbandonata da tutti, sul lungomaredi Messina.

Il migliore omaggio che si puo' tributare  a chi ci ha lasciati é il raccoglimento interno, che all'esterno si manifesta con un rigoroso silenzio!

mercredi 17 juin 2015

Tutto quello che dovreste sapere sulla battaglia di Waterloo e la sua ricostituzione

Sono arrivati dagli angoli più sperduti dell'Europa e del mondo, anche dalla Nuova Zelanda: 6000 figuranti con le loro splendide uniformi, le più belle in assoluto della storia militare, 300 cavalli e 100 cannoni, per far rivivere i momenti epici della battaglia di Waterloo, che imperversò esattamente duecento anni orsono e pose fine all'avventura napoleonica dei Cento Giorni, iniziati con la fuga dell'Imperatore dall'isola d'Elba e lo sbarco a Golf Juan, vicino Antibes, con solo 1100 uomini.

Sarà la più grande ricostituzione in costume mai effettuata in Europa e la seconda al mondo, dopo quella della battaglia della guerra civile americana di Gettysbourg.

 I maggior appassionati della ricostituzione di Waterloo sono i britannici ed i tedeschi, magari perché la Coalizione (britannici, olandesi, soldati di Hannover e prussiani) guidata dal duca  di Wellington, ha vinto questa battaglia decisiva per le sorti dell'Europa.




Invece le scioviniste autorità pubbliche francesi , appaiono oggi come i "mauvais perdants" della rievocazione della battaglia, come se il nome di Waterloo, da allora in terra francese sinonimo di débacle,  fosse ancora nel loro immaginario una ferita sanguinante!
Infatti, non solo i francesi non invieranno nessun membro del governo a rappresentarli alle commemorazioni, ma il loro livore si é spinto molto più in là , mettendo addirittura il veto al conio da parte delle autorità belghe di una moneta commemorativa della battaglia di 2 €!

Anche se gli organizzatori hanno avuto difficoltà a trovare "ricostitutori" a rappresentare i  francesi, che saranno invece impersonati al 95% da volontari britannici o tedeschi,   interverrà l'illustre discendente del fratello di Napoleone, Jean Christophe, ventinovenne, cittadino del mondo, che lavora alla City di Londra.

 La maggior parte di questi "ricostitutori" sono uomini ma, bisogna ricordare che, a seguito delle conquiste egualitarie della Rivoluzione francese, nell'esercito dell'Imperatore potevano esservi al massimo quattro donne per battaglione, che seguivano come vivandiere o cantiniere.  Alcune, travestite da uomini , accompagnavano in incognito un ufficiale di cui erano l'amante . Vi fu anche una certa "Madame Sans Gêne" che combatté nei dragoni dal 1795 al 1815 e pubblicò le sue memorie per la posterità. 





I biglietti dello spettacolo storico che si terrà dal giovedi 18 a domenica 21 giugno a Waterloo sono esauriti  da tempo: sono attesi oltre 200.000 appassionati da tutte le parti del mondo.

Il costo delle ricostituzioni per le autorità belghe dovrebbe aggirarsi sulla bella cifra di 7 milioni di euro.
 I britannici hanno fatto il gesto di contribuire con 1,5 milioni di euro (su di un totale di 4 milioni) al restauro della fattoria di Hougoumont, caposaldo della resistenza di Wellington, per farne un luogo di memoria.  

Gli organizzatori belgi, oltre alla preparazione delle tribune e dello spettacolo, devono garantire anche la sicurezza del sito, con pompieri e protezione civile, nonché la sicurezza dei sovrani presenti (britannici, olandesi, lussemburghesi e belgi).
In modo da non  nuocere all'autenticità della ricostituzione é stato prevista persino la chiusura dello spazio aereo!

In realtà  la famosa battaglia non si combatté a Waterloo, ma in un quadrilatero avente a Nord il Mont St. Jean, in una fattoria dove Wellington aveva il suo quartier generale (nell'attuale comune di Braine l'Alleud), ed a Sud  il cabaret della "Belle Alliance", dove Napoleone aveva stabilito i propri quartieri.
 La battaglia prende il nome da Waterloo perché da lì  il duca di Wellington inviò il dispaccio della notizia della vittoria su Napoleone.

E' stato ingaggiato un  conflitto, ma mediatico questa volta,  tra i comuni confinanti dove si svolse la battaglia (Braine l'Alleaud, Lasne) con quello di Waterloo. La ragione del contendere,  a suon di comunicati e di apparizioni in TV, é il "vero luogo della battaglia" ma in verità la conseguente manna dell'afflusso turistico!

Le forze in campo al momento della battaglia:
Circa 86.600 francesi contro circa 137.000 uomini della Coalizione, 67.000 comandati da Wellington e 70.000 prussiani comandati da Blücher.

A Waterloo si distinse, tra le fila britanniche, anche un italiano: Paolo Ruffo di Bagnara. Divenne nel 1855 Viceré del Regno delle due Sicilie e comandante in capo dell'esercito borbonico.

Vi erano 266 cannoni francesi contro 156 cannoni della Coalizione.

Il piano di Napoleone, che sa bene di essere in inferiorità numerica, é quello che ha già usato tante altre volte con successo: battere separatamente le forze della Coalizione , in questo caso le truppe guidate da Wellington, prima che possano unirsi ai prussiani di Blücher.

Wellington invece punterà tutto sulla difesa, in quanto sa che deve bloccare la strada di Bruxelles a Napoleone e resistere finché non si ricongiungerà con Blücher, che gli ha annunciato l'arrivo sul campo di battaglia con una missiva pervenuta la notte.

I protagonisti della battaglia:

Napoleone: a Waterloo é l'ombra del fulmineo stratega e del genio militare di un tempo.
Preoccupato per le soverchianti forze coalizzate che gli stanno di fronte.
 Le cronache dell'epoca lo descrivono come impacciato nei movimenti e depresso.




Non ha fatto la ricognizione del campo di battaglia, essenziale per capire come e dove muovere le truppe, ed ha dovuto accettare il terreno scelto da Wellington, che gli sbarra la strada di Bruxelles.
Soffre di emorroidi e non potrà quindi salire a cavallo per mostrarsi e motivare le sue truppe .
Non ha più al suo servizio il capo di Stato Maggiore Berthier, genio nella trasmissione degli ordini, che inviava diversi messaggeri, per strade diverse, con gli ordini dell'Imperatore.
Di conseguenza Napoleone non riuscirà a fare pervenire a Grouchy ed ai suoi preziosissimi 30.000 uomini l'ordine di raggiungerlo sul campo di Waterloo.

A causa della pioggia, che é caduta incessantemente dal 17 pomeriggio sino alla mattina del 18,  la superiorità numerica dell'artiglieria francese non potrà dispiegare i propri effetti devastanti sul campo infangato di Waterloo, su cui i proiettili non possono rimbalzare sul suolo, mietendo il maggior numero di vittime...

Il 18 giugno l'Imperatore sarà impersonato dall'avvocato parigino Frank Samson, a proprio agio nel ruolo che ricopre ormai da 6 anni in giro per il Mondo.

Monsieur Samson, come un grande attore,  si é impossessato degli atteggiamenti tipici dell'Imperatore, fino ad adottarne anche i tic e il tipo di acqua di Colonia!
 La replica di Napoleone avrà dalla sua sul campo di battaglia anche la moglie ed i due figli, di cui uno incarnerà un paggio e l'altro un luogotenente dei carabinieri.

Il duca di Wellington: Irlandese, si é già battuto con successo contro le truppe napoleoniche nella penisola iberica. E' un uomo freddo, da stratega é uno specialista nella difesa.
Ha la stessa età di Napoleone ma é in splendida forma fisica.
Infatti il 16 giugno, per raggiungere i suoi uomini alla battaglia dei Quatre Bras (che é stata  una patta tra coalizzati e  francesi, con 4000 perdite da parte e dall'altra), é sfuggito alla cavalleria francese,  grazie al suo portentoso cavallo, Copenhagen, saltando sopra e rifugiandosi nel quadrato di baionette costituito dai suoi fanti.
Ha studiato palmo a palmo e scelto il terreno a lui congeniale per la battaglia, per interdire a Napoleone di marciare su Bruxelles.


 Fa attestare le truppe britanniche, olandesi e di Hannover sulle creste, su posizioni difensive, aspettando l'arrivo dei prussiani di Blücher.  Ha fortificato le 3 fattorie che insistono sul campo di battaglia; su consiglio di Thomas Picton, ha nascosto una parte dei reggimenti, fra le alte spighe di grano e segale, ormai quasi maturi.
  
Wellington sarà impersonato da un figurante neo-zelandese

Il prussiano Blücher: il vecchio e sanguigno maresciallo di 73 anni, é il comandante delle truppe prussiane.  Soprannominato, per la sue determinazione,  il maresciallo "Vorwärts" "Avanti".



 Nella battaglia di Ligny del 16 giugno ( l'ultima vinta dalle truppe napoleoniche, che hanno preso gli Alleati di sorpresa: a fronte di circa 10.000 perdite francesi questi  infliggeranno agli alleati 20.000 tra morti e feriti), é stato disarcionato e solo l'oscurità gli ha impedito di essere catturato dai francesi.
Già battuto a diverse riprese da Napoleone, ha un pensiero fisso: impiccare l'Imperatore!
Il suo arrivo sul campo di battaglia, come riconosciuto anche da Wellington, sarà determinante per la vittoria degli alleati.

Il maresciallo Emmanuel de Grouchy: il grande assente da Waterloo e per questo ritenuto a lungo uno dei responsabili della sconfitta di Napoleone. L'imperatore, nelle memorie dettate in esilio a S. Elena, adombrò il sospetto che Grouchy potesse aver tradito. In verità il Maresciallo si attenne agli ordini ricevuti dall'Imperatore, che gli ingiungevano di cercare ed incalzare il corpo di armata prussiano, uscito quasi indenne dalla battaglia di Ligny, il 16 giugno.




Grouchy, i prussiani non li scovò e sembra fosse intento a mangiare fragole a pranzo da un notaio locale, nonostante sentisse il cannone tuonare dal campo di battaglia.
Grouchy non si mosse, non avendo ricevuto alcun ordine in tal senso ma, anche se avesse mobilitato, sarebbe arrivato troppo tardi! Quell'ordine di raggiungerlo sul campo di battaglia Napoleone lo aveva redatto, ma a causa della disorganizzazione nelle comunicazioni, non arrivò mai a Grouchy!

Michel Ney: Nominato generale di divisione a soli 30 anni e maresciallo dell'Impero a 35. Combattente eccezionale, ma soggetto a frequenti sbalzi d'umore ed ad una gelosia perniciosa. Cambiò schieramento ben due volte, la prima abbandonando Napoleone quando questo fu mandato al confino dell'Elba, schierandosi col sovrano Luigi XVIII ed una seconda volta abbandonando il re di Francia, tradendo la propria parola di riportare Napoleone "dentro una gabbia di ferro".

Il profilo psicologico del Maresciallo Ney può spiegare il suo agire suicida a Waterloo, nell'intestardirsi nelle cariche, senza appoggio dell'artiglieria o della fanteria, contro le truppe inglesi. Infatti Ney sapeva che l'establishment di Luigi XVIII non gli avrebbe fatta salva la vita, qualora a Waterloo le truppe dell'Imperatore avessero perso.



Ney sarà catturato e condannato a morte da una Camera dei pari per alto tradimento ed attentato alla sicurezza dello Stato. Sarà la vittima più illustre della Restaurazione!

Ney sarà impersonato dal belga Franky Simon, bibliotecario, che é anche uno dei principali registi della ricostituzione della battaglia.

Momenti salienti della battaglia:

1) Se Wellington ha scelto il luogo della battaglia, Napoleone sceglierà il momento,  ritardando l'ordine di attacco , sperando che il suolo possa asciugare, permettendo alla sua artiglieria, superiore in numero,  di far rimbalzare i proiettili, facendo maggiori vittime tra i coalizzati.
Ciò facendo ha già compiuto un grave errore, perché l' ingaggio tardivo favorirà l'arrivo in tempo dei prussiani sul campo di battaglia.
La battaglia inizia alle 11.30  col cannoneggiamento della Guardia Imperiale e
gli attacchi francesi alle fattorie fortificate di Hougoumont ad ovest , della Haye Sante al centro e della Papelotte ad est e la resistenza degli inglesi ivi trincerati.




 Le  fattoria della Papelotte cadrà abbastanza presto in mano ai francesi, mentre quella di 
Hougomont resisterà tutta la giornata, bloccando 8000 francesi di fronte a 2000 britannici.


2) Le folli cariche a ripetizione della cavalleria francese,  guidata dal maresciallo Ney, che porterà al massacro 10.000 cavalieri, poiché senza il necessario appoggio dell'artiglieria e della fanteria e senza averne ricevuto l'ordine di attacco così in profondità da Napoleone.

Dopo aver dovuto abbandonare i pezzi di artiglieria sulle alture, i britannici faranno a pezzi la cavalleria francese, disponendo i propri fanti  su tre fila di baionette ed in  11 quadrati, posizione impenetrabile ed ideale per poter far fuoco da tutti i lati!
Ney non potrà sfruttare il vantaggio dell'artiglieria abbandonata dagli alleati perché non ha né gli equipaggi a cavallo per trasportarli né l'equipaggiamento necessario per neutralizzare i cannoni!
I britannici sono dei fucilieri provetti ed hanno ricevuto l'ordine di mirare ai cavalli, i quali , a differenza dei corazzieri che li montano, non sono protetti.
Nel corso delle quattro assurde cariche Ney cambiò cinque cavalli!

I britannici invieranno poi al contrattacco la loro cavalleria.

 3) Alle 16.30 irrompe sul campo di battaglia da est, inaspettatamente per i francesi, Von Bulow, l'avanguardia di Blücher, il corpo di armata prussiano, che conta un totale di 70.000 uomini.
Napoleone, per rincuorare i suoi, fa dare la falsa notizia che sia arrivato Grouchy, ma deve distogliere truppe dal fronte centrale per contenere l'avanzata prussiana.
 I prussiani  si impadroniscono ben presto del villaggio di Plancenoit.

4) La fattoria della Haie Sainte sarà espugnata dai francesi soltanto alle 18.30, con l'appoggio della Guardia Imperiale, il corpo dell'elite della Grande Armée, tenuta quasi sempre in riserva e raramente costretta a battersi.


Questo sarà il momento più difficile per i coalizzati, tant' é che diversi reggimenti di truppe di Hannover fuggono verso Bruxelles, portando fino a Gand, dove é in esilio Luigi XVIII, la notizia che Napoleone avrebbe vinto la battaglia.

5)  La Guardia Imperiale verso le 20.30, di fronte all'azione congiunta dei britannici da nord e dei  prussiani dall'est, non riesce più ad avanzare ed indietreggia.
E' il segnale che la partita é persa per i francesi!
Nel frattempo Wellington ha dato ai suoi l'ordine di avanzare da nord verso sud.

Tre battaglioni della Guardia cercano di arretrare in buon ordine ma si fanno decimare dai prussiani che debordano ormai sul campo di battaglia, decretando di fatto il "si salvi chi può" dell'esercito francese.

Fuga generalizzata dei francesi sopravvissuti dal campo di battaglia verso Charleroi.

Napoleone viene portato via dal campo di battaglia dai suoi ufficiali, protetto all'interno di un  quadrato di baionette dei granatieri della Guardia Imperiale.

Non potendo attraversare con la berlina imperiale il collo di bottiglia del ponte sulla Dyle a Genappe, intasato dai resti dell'Armée in fuga, Napoleone é costretto ad attraversare il ponte a piedi, lasciando nella vettura un milione di franchi e il collier di diamanti di sua sorella Paolina, mai più ritrovato...

6) Alle 22.30  sulla strada per Genappe il ricongiungimento tra Wellington e Blücher , entrambi a cavallo, con Blücher che abbraccio il duca ed esclama "Mein Liebe Kamarad".




Il bilancio della battaglia: Waterloo fu una battaglia epica in cui si affrontarono più di 200.000 combattenti.
I francesi pagarono un tributo pesantissimo: 33.000 perdite, tra morti, feriti e dispersi, mentre gli alleati ebbero "soltanto" 22.000 perdite.

La battaglia di Waterloo segna la fine del sogno napoleonico in Europa; determinerà la seconda e definitiva abdicazione di Napoleone ed il suo esilio a Sant'Elena.
Waterloo annuncia la Restaurazione , sancita già sulla carta dal Congresso di Vienna, iniziato nel settembre 1814.

Waterloo nell'immaginario dell'uomo comune:
Benché Napoleone vi abbia perso, é considerato dalla maggior parte del pubblico "profano" il personaggio chiave della battaglia di Waterloo.
Anche alle ricostituzioni in costume della battaglia, Napoleone é il personaggio di gran lunga più acclamato dal pubblico.
Se oggi si dovesse tenere un sondaggio su chi ha vinto la battaglia di Waterloo, probabilmente ne verrebbe fuori che é stato Napoleone Bonaparte!




Waterloo come occasione per rivisitare la storia:
Il bicentenario della battaglia é senza dubbio un'ottima occasione per fare una puntata nel centro dell'Europa e visitare i luoghi storici descritti sopra.

Per chi non potesse muoversi é possibile comprare la visione on line in diretta della ricostituzione.

Ecco il programma: https://www.waterloo2015.org/fr/programme

Assolutamente da non perdere il nuovissimo spazio museale di Waterloo, con diversi cimeli d'epoca. Si articola intorno ad un'esperienza cinematografica in 4 dimensioni (anche il suolo trema al momento delle cariche di cavalleria) e con la proiezione del film del grande regista Gerard Corbiau.

http://www.lucpetitcreation.biz/fr/spec_waterloo.php